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Era l’Ultimo Impero di Airasca (TO), da Pietro Villa a Gigi D’Agostino e tanti altri

Una delle discoteche più nominate degli anni 90, sicuramente l’Ultimo Impero di Airasca in provincia di Torino, nel nostro GiroHistory ve lo raccontiamo, e vi proponiamo le foto dello stato attuale, grazie alla preziosa collaborazione con l’associazione dei Luoghi dell’Abbandono.

ultimo-impero-2Era il 18 dicembre 1992, si avviavano gli anni d’oro per la dance italiana che regnava in tutta Europa, e sulla statale 23 ad Airasca, nasce Mitho Ultimo Impero, costruito sull’idea della Baia Imperiale di Gabicce (PU), successivamente diventerà Ultimo Impero per controversie legali legate al marchio, discoteca che ha sentito suonare, dj agli albori con Gigi D’Agostino, o altri nel pieno del loro successo ricordiamo Stefano Secchi, dove sicuramente avrà suonato I Say Yeah con la voce di Orlando Johnson, così come il longevo Claudio Coccoluto.

L’Ultimo impero famoso anche per la progressive, e la techno che sempre in quel periodo ha avuto l’inizio della sua espansione, ricordiamo i dj’s Claudio Diva, Maurizio Benedetta, Roberto Molinaro, Giacomo Orlando, Daniele Gas e tanti altri, la voce che riecheggia “il cielo è vuoto di giorno, ma pieno di notte, vola ultimo impero su le mani” di Joe Tequila, Gradiska e Superpippo.

Inimmaginabile oggi una discoteca di tali dimensioni, quasi 20000 metri quadrati di divertimento tra interno ed ultimo-impero-32esterno, impianti audio da 50000 watt, con addirittura 7 piste da ballo, nella quale trovano spazio i ricordi di tanti di voi, che purtroppo oggi come in tanti locali, la realtà si traduce in un cumulo di macerie, che sono delle spine nel cuore per chi ama la disco.

Nel 1998 termina la storia di questo storico locale, ma continua in tutti coloro che hanno vissuto lì, le mitiche serate, non esitate a scrivere i vostri commenti in fondo all’articolo, e buona visione con il video che più secondo noi rappresenta l’Ultimo Impero in vita, ma ne trovate tanti altri sul canale di birbytube, e le foto dei luoghi dell’abbandono, che lo ritraggono com’è oggi.

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